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Come Digitalizzare e Automatizzare i Processi della Tua PMI Senza Stravolgere il Modo di Lavorare Attuale

Si parte dal processo reale, non da un software da adottare: un solo pilota ad alto attrito, un software che ricalca il flusso che già usi, API verso i gestionali esistenti e il vecchio metodo come rete di sicurezza finché i numeri non dicono di estendere.

Come si digitalizza una PMI senza stravolgere il modo di lavorare

Si digitalizza senza stravolgere partendo dal processo reale, non da un software da adottare: si mappa come il lavoro viene fatto davvero, si sceglie un solo processo pilota ad alto attrito, si costruisce un software che ricalca quel flusso con lo stesso linguaggio già in uso, lo si collega via API ai gestionali esistenti per evitare la doppia digitazione, si tiene il metodo vecchio come rete di sicurezza per alcune settimane, si misurano i risultati e solo allora si estende al processo successivo.

Il principio, per Codebaker — software house di Bologna fondata nel 2019 —, è uno solo: è il software che si adatta all'azienda, non l'azienda al software. La quasi totalità dei progetti di digitalizzazione che le PMI ricordano male sono progetti in cui è successo il contrario: un prodotto standard ha imposto i propri flussi, le persone hanno dovuto reimparare il proprio mestiere dentro schermate che non parlavano la loro lingua, e dopo sei mesi qualcuno ha ricominciato a tenere l'Excel in parallelo «perché così è più veloce». Quell'Excel parallelo è il segnale che il software non ha rispettato il processo.

Sotto trovi il confronto fra approccio big bang e incrementale, i sette passi del metodo, i cinque principi anti-stravolgimento, una tabella dei processi da cui conviene partire e i numeri dei progetti che abbiamo portato in produzione senza fermare l'operatività dei clienti.

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continuità

Nessun fermo operativo

La paura più concreta di un imprenditore non è la spesa: è il giorno in cui il sistema nuovo non funziona e gli ordini si fermano. Per questo non facciamo mai passare un'azienda dal vecchio al nuovo in una data. Il processo digitalizzato viene messo in produzione accanto al metodo esistente, che resta disponibile come rete di sicurezza per tutto il periodo di doppio binario: se qualcosa non torna, si continua a lavorare come prima mentre noi correggiamo. Questa reversibilità cambia completamente la psicologia del progetto — nessuno sta rischiando l'azienda per provare un software — ed è ciò che rende il cambiamento accettabile anche a chi in reparto fa lo stesso lavoro da vent'anni e non ha nessuna intenzione di diventare cavia.

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adozione

Software che parla la tua lingua

Un software su misura ha un vantaggio che nessun prodotto standard può replicare: può chiamare le cose come le chiamate voi. Se in azienda un ordine urgente si chiama «passaggio rapido», nella schermata scriviamo «passaggio rapido», non «priority order». Se la sequenza corretta è prima il controllo qualità e poi il versamento a magazzino, l'interfaccia segue quella sequenza. Se un campo non serve, non c'è. È una differenza che sembra estetica e invece decide l'adozione: quando una persona apre il software e riconosce il proprio processo, la formazione dura mezz'ora invece di tre giorni e nessuno sente di dover cambiare mestiere. È il motivo per cui, prima di scrivere codice, passiamo del tempo con chi il lavoro lo fa davvero — non solo con chi lo descrive nelle riunioni.

Big bang o incrementale: il confronto

La differenza fra i due approcci non è di gusto: cambia il profilo di rischio, i tempi di ritorno e la probabilità che le persone adottino davvero il nuovo strumento.

CriterioBig bang (sostituisci tutto a una data)Incrementale (metodo Codebaker)
Rischio di fermo operativoAlto e concentrato in un solo giornoBasso: il metodo precedente resta attivo in parallelo
ReversibilitàQuasi nulla: tornare indietro costa quanto andare avantiTotale durante il doppio binario
FormazioneMassiva, su tutta l'azienda, prima di aver mai usato il sistemaUn reparto alla volta, sul processo che già conosce
Resistenza al cambiamentoMassima: cambia tutto insieme, senza provaContenuta: il primo successo convince gli scettici
Tempo al primo beneficioA fine progetto (mesi o anni)Poche settimane, sul processo pilota
Impegno di budgetTutto in anticipoPer fasi, ognuna giustificata dai risultati della precedente
Requisiti scoperti in corsaEmergono al collaudo finale, quando costano di piùEmergono sul pilota, su un perimetro piccolo
Quando ha sensoQuando un sistema va spento a una data imposta dall'esternoIn quasi tutti gli altri casi, per una PMI

I sette passi del metodo incrementale

È la sequenza che applichiamo nei progetti di digitalizzazione: ogni passo produce qualcosa di verificabile prima di passare al successivo.

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1. Mappa il flusso reale, non quello sulla carta

Si osserva come il lavoro viene fatto davvero: chi tocca un ordine, quali Excel esistono in parallelo, dove si ricopia a mano. Il processo reale è quasi sempre diverso dalla procedura ufficiale, ed è quello che va digitalizzato.

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2. Scegli un solo processo pilota

Si parte da un processo circoscritto che fa perdere tempo ogni giorno e il cui risultato è misurabile, non dal cuore del sistema. Serve un successo visibile in poche settimane, non un progetto che si vede fra un anno.

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3. Costruisci il software sul flusso

Le schermate ricalcano i passaggi e il linguaggio già in uso: stessi nomi dei campi, stessa sequenza, stessi documenti. Chi lavora deve riconoscere il proprio processo, non impararne uno nuovo.

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4. Elimina la doppia digitazione

Il nuovo software si collega via API al gestionale e ai sistemi già in uso, così il dato si inserisce una volta sola. Se digitalizzare aggiunge un posto in cui ribattere gli stessi dati, l'adozione si ferma.

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5. Affianca il vecchio metodo

Per alcune settimane il processo cartaceo o l'Excel restano disponibili come rete di sicurezza. La reversibilità toglie la paura del blocco operativo ed è ciò che rende il cambiamento accettabile in reparto.

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6. Misura prima e dopo

Si fissano due o tre indicatori prima di partire — tempo per evadere un ordine, errori di digitazione, ore amministrative — e si confrontano dopo il pilota. I numeri, non le opinioni, decidono se estendere.

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7. Estendi per rilasci successivi

Con il pilota in produzione si passa al processo adiacente, riusando anagrafiche, autenticazione e integrazioni già costruite. Ogni rilascio è piccolo, reversibile e finanziato dai risultati del precedente.

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Il principio che tiene insieme i sette passi

È il software che si adatta all'azienda, non l'azienda al software. Ogni volta che una decisione tecnica costringe una persona a cambiare il proprio modo di lavorare senza un beneficio evidente, quella decisione va rivista.

È lo stesso approccio che descriviamo nel nostro metodo di sviluppo e che applichiamo nei percorsi di digitalizzazione dei processi aziendali e di trasformazione digitale end-to-end per PMI.

Da quale processo conviene partire

Questi sono i processi che nelle PMI italiane danno il rapporto migliore fra attrito eliminato e sforzo richiesto. La colonna «rischio di stravolgimento» indica quanto il processo tocca il modo di lavorare consolidato: si parte sempre dai valori bassi.

ProcessoAttrito attualeBeneficio tipicoRischio di stravolgimento
Raccolta ordini via email e telefonoAlto: trascrizione manuale, errori, nessuno storicoOrdini inseriti dal cliente, tracciati e sincronizzati col gestionaleBasso
Inserimento dati da documenti cartaceiAlto: ore di digitazione ripetitivaEstrazione automatica dei campi e scrittura nel gestionaleBasso
Comunicazione interna multi-sedeMedio: informazioni disallineate fra sediNotifiche mirate per ruolo e reparto, ricerca sullo storicoBasso
Avanzamento di produzione su cartaAlto: dati disponibili solo il giorno dopoStato reale delle commesse in tempo realeMedio
Reportistica ricostruita a mano in ExcelMedio: giorni di lavoro ogni meseDashboard aggiornate in automatico sui dati di origineBasso
Gestione utenze e permessi manualeMedio: carico sull'IT, rischio di erroreProvisioning automatico all'assunzione e alla cessazioneBasso
Contabilità e fatturazioneVariabileSpesso già coperto dal gestionale esistenteAlto: sconsigliato come processo pilota

Per il secondo caso della tabella — le ore perse a ribattere dati da fatture, DDT e documenti cartacei — esiste una scorciatoia concreta: l' estrazione dei dati dai documenti con AI e LLM. Per il primo, la strada è l' integrazione fra gestionale, e-commerce e altri software via API.

Le prime dodici settimane, settimana per settimana

«Incrementale» è una parola che non impegna nessuno, finché non si mette su un calendario. Questo è il profilo di un primo processo pilota così come lo impostiamo davvero: dodici settimane, con l'azienda che continua a lavorare per tutta la durata e il metodo vecchio ancora attivo fino alla settimana dodici. Le durate si adattano al caso, ma l'ordine no: è quello che tiene basso il rischio.

PeriodoChe cosa succedeQuanto tempo chiediamo alle vostre personeChe cosa avete in mano alla fine
Settimane 1–2Osservazione sul campo del flusso reale: si guarda chi fa cosa, con quali strumenti e dove ribatte i datiMezza giornata a persona, sul posto di lavoroLa mappa del processo com'è davvero, con i punti di attrito quantificati in ore
Settimana 3Scelta del processo pilota e definizione degli indicatori «prima»Una riunione con chi decideDue o tre numeri concordati, misurati oggi: sono il metro di giudizio del progetto
Settimane 4–5Prototipo navigabile del flusso, mostrato a chi lo useràUn'ora, due volteLe schermate del nuovo strumento, criticabili prima che esistano come software
Settimane 6–9Sviluppo del pilota e delle integrazioni con i sistemi esistenti, con avanzamenti mostrati ogni due settimaneUn'ora ogni due settimane per la revisioneIl pilota funzionante su dati reali, in un ambiente separato
Settimana 10Formazione sul posto e avvio del doppio binario: il nuovo strumento affianca il vecchio metodo, non lo sostituisceUn'ora a persona, poi il lavoro normaleLe persone che usano lo strumento sapendo di poter tornare indietro in qualunque momento
Settimane 11–12Correzioni sulle cose emerse nell'uso reale e misura degli indicatori «dopo»Nessuna riunione aggiuntivaIl confronto prima/dopo sui numeri concordati alla settimana 3, e la decisione se estendere

Due cose in questa tabella contano più di tutte le altre. La prima è la settimana 3: se non si fissano gli indicatori prima di sviluppare, a fine progetto la discussione diventa un'opinione contro un'altra. La seconda è il doppio binario della settimana 10: sapere di poter tornare al metodo vecchio è ciò che toglie la paura, e la paura è la vera causa del rifiuto di uno strumento nuovo, non la sua interfaccia.

Che cosa non conviene digitalizzare

Un fornitore che risponde «sì» a tutto non vi sta aiutando a decidere. Ci sono processi su cui il software toglie più di quanto dia, e riconoscerli è parte del lavoro: è anche il modo più rapido per liberare budget verso i processi che invece lo meritano.

I processi che stanno per cambiare comunque

Se un'area è in riorganizzazione, o se una normativa in arrivo cambierà le regole, digitalizzarla ora significa pagare due volte. Meglio aspettare che il flusso si stabilizzi e nel frattempo lavorare su un altro processo.

Le eccezioni rare che richiedono giudizio

Il caso che capita tre volte l'anno e che ogni volta è diverso non va codificato: va lasciato alla persona che sa deciderlo, prevedendo semplicemente che il sistema lo segnali come eccezione. Modellare l'irregolare produce software complicato che nessuno usa e che rallenta anche i casi normali.

Ciò che il gestionale già fa, anche se male

Prima di costruire un modulo nuovo verifichiamo sempre se la funzione esiste già nel sistema in uso e non è stata configurata o non è stata insegnata a nessuno. Capita più spesso di quanto si creda, e in quel caso la risposta giusta costa una giornata, non un progetto. Lo stesso vale per il gestionale su misura: ha senso quando il processo è davvero vostro, non quando il problema è un modulo mai acceso.

Il processo che nessuno sa spiegare

Se due persone raccontano lo stesso flusso in due modi diversi, il problema non è la mancanza di software: è che il processo non esiste ancora in forma condivisa. Automatizzarlo così com'è significa cementare l'ambiguità nel codice. Prima si osserva, si mette d'accordo chi ci lavora, poi si sviluppa.

I volumi troppo bassi perché il conto torni

Un'attività che richiede dieci minuti al mese non giustifica un progetto, per quanto sia fastidiosa. Il criterio è sempre lo stesso: ore risparmiate all'anno per costo orario contro costo dell'intervento e della sua manutenzione. Se il conto non torna lo diciamo, ed è il motivo per cui la tabella dei processi da cui partire è ordinata per attrito e non per simpatia.

Autovalutazione: siete pronti a partire?

Otto domande da farsi prima di chiamare qualunque fornitore. Non misurano quanto siete «digitali»: misurano quanto è probabile che un progetto vada a buon fine partendo da dove siete oggi.

DomandaSe la risposta è sìSe la risposta è no
Sapete indicare un processo in cui lo stesso dato viene scritto due volte?Avete già il candidato pilota: è quasi sempre lì il ritorno più rapidoServono due settimane di osservazione prima di decidere qualunque cosa
Sapete quante ore al mese costa quel processo?Avete già l'indicatore «prima»Contatelo per due settimane: senza quel numero nessuno potrà dire se il progetto ha funzionato
C'è una persona interna che può dedicare qualche ora al mese al progetto?È il fattore di successo più sottovalutato di tuttiRidimensionate il perimetro: un progetto senza un interlocutore interno si arena, indipendentemente dal fornitore
Il vostro gestionale espone API o permette import/export strutturati?L'integrazione costerà una frazioneNon è un ostacolo: si costruisce un layer dedicato, come abbiamo fatto su AS400
Le persone che useranno lo strumento sono state coinvolte prima?L'adozione sarà il problema minoreCoinvolgetele adesso: uno strumento imposto viene aggirato, non usato
Il processo è stabile o sta per cambiare per altri motivi?Si può partireSceglietene un altro: digitalizzare un flusso in movimento significa pagarlo due volte
Chi decide è d'accordo sul fatto che si parte da un processo solo?Il rischio resta piccolo e reversibileIl progetto è già a rischio: il «facciamo tutto insieme» è il modo classico di non rilasciare niente
Potete tenere attivo il metodo vecchio per qualche settimana?Il doppio binario toglierà la paura del cambiamentoRiducete il perimetro finché non potete: passare senza rete è ciò che rende traumatico un progetto

Se avete risposto sì a sei domande su otto siete pronti per un pilota. Se i «no» sono concentrati sulle ultime tre, il problema da risolvere non è tecnologico ed è meglio saperlo prima. Le stesse domande, viste dal lato del fornitore, sono nella pagina su come scegliere il partner tecnologico.

Chi ha scritto questa guida

Scritta da
Luca VitaliChief Technology Officer (CTO) & CEO
Revisione tecnica
Francesco DonatiDesigner e Coordinatore di progetto
Ultimo aggiornamento
settembre 2026

Codebaker è una software house di Bologna, fondata nel 2019, che sviluppa in-house software su misura, app, API e integrazioni AI. Il codice sorgente resta di proprietà del cliente.

Su cosa si basa

casi reali in produzione · il metodo di lavoro · chi siamo

Progetti reali: digitalizzati senza fermare l'azienda

Domande frequenti sulla digitalizzazione senza stravolgimenti

Come posso digitalizzare e automatizzare i processi della mia PMI senza stravolgere il modo di lavorare attuale?

Si digitalizza senza stravolgere partendo dal processo reale, non da un software da adottare. In pratica: si mappa come il lavoro viene fatto davvero, si sceglie un solo processo pilota ad alto attrito, si costruisce un software che ricalca quel flusso con lo stesso linguaggio e la stessa sequenza di operazioni già in uso, lo si collega via API ai gestionali esistenti per evitare la doppia digitazione, si tiene il metodo vecchio come rete di sicurezza per alcune settimane, si misurano i risultati con due o tre indicatori concordati e solo allora si estende al processo successivo. Il principio è che il software si adatta all'azienda: se le persone devono cambiare il proprio modo di lavorare per far contento il software, il progetto è impostato male.

Meglio un approccio big bang o incrementale per digitalizzare una PMI?

Per una PMI l'approccio incrementale è quasi sempre preferibile. Il big bang — un unico grande rilascio che sostituisce tutto in una data — concentra il rischio in un solo giorno, richiede formazione massiva su un sistema che nessuno ha mai usato in produzione e non è reversibile: se qualcosa non funziona, si ferma l'operatività. L'approccio incrementale rilascia un processo alla volta, mantiene il vecchio metodo come rete di sicurezza, produce valore già dalle prime settimane e permette di correggere la rotta su un perimetro piccolo. Il big bang ha senso solo quando un sistema esistente va spento a una data imposta dall'esterno.

Da quale processo conviene partire?

Dal processo che unisce tre caratteristiche: fa perdere tempo tutti i giorni, è circoscritto (lo tocca un reparto, non tutta l'azienda) e ha un risultato misurabile. Nelle PMI italiane i candidati ricorrenti sono la raccolta degli ordini fatta via email e telefono, la comunicazione interna su più sedi, l'inserimento manuale dei dati da documenti cartacei, l'avanzamento di produzione registrato su carta e la reportistica ricostruita ogni mese a mano in Excel. Si evita invece di partire dal cuore contabile o dal sistema che, se si ferma, blocca la fatturazione.

Come si supera la resistenza al cambiamento delle persone?

La resistenza non nasce dalla tecnologia ma dalla sensazione di perdere il controllo del proprio lavoro. Si riduce con quattro accorgimenti concreti: coinvolgere fin dall'analisi le persone che il processo lo eseguono ogni giorno, perché il software rifletta il loro linguaggio; mantenere il vecchio metodo attivo in parallelo per un periodo, così nessuno si sente messo davanti a un fatto compiuto; far vedere un risultato utile in poche settimane invece di annunciare un grande progetto futuro; e non usare la digitalizzazione come strumento di controllo delle persone, ma come modo per togliere loro le attività ripetitive. Nel progetto Agribologna, per esempio, abbiamo digitalizzato le bacheche mantenendo la logica per reparto e per ruolo che l'azienda già usava.

Devo per forza sostituire il gestionale che uso già?

No, ed è anzi il modo più rapido per far fallire la digitalizzazione. Nella grande maggioranza dei casi conviene tenere il gestionale o l'ERP esistente e collegarci il nuovo software via API, in modo che il dato resti in un'unica fonte di verità. Lo abbiamo fatto in Conor, dove un e-commerce B2B nuovo si sincronizza in tempo reale con il gestionale AS400 già in uso e gestisce oltre 300.000 ordini l'anno, e in Granarolo, dove un sistema di Identity Management su misura si integra con SAP, il sistema HR, Active Directory e Office 365. Sostituire il gestionale è una decisione a parte, da prendere per motivi propri e non come effetto collaterale.

Quanto tempo serve per vedere i primi risultati?

Un processo pilota circoscritto entra in produzione in poche settimane; un percorso più ampio si misura in mesi ma produce valore molto prima della fine, perché ogni rilascio è già in uso. Sui nostri progetti: la bacheca aziendale digitale di Agribologna ha richiesto 1 mese di analisi dei requisiti e 5 mesi complessivi per oltre 20 bacheche gestite con un click; la piattaforma B2B di Conor è andata in produzione in 6 mesi. Se un fornitore ti propone di rivedere i risultati fra un anno, chiedi cosa entra in produzione entro il primo trimestre.

Quanto costa digitalizzare i processi di una PMI?

Un primo processo digitalizzato, circoscritto e senza integrazioni complesse, si colloca tipicamente nella fascia 5.000-15.000 €; un percorso con più processi collegati e integrazione ai sistemi esistenti nella fascia 15.000-50.000 €; le piattaforme articolate su più sedi superano i 50.000 €. Sono le fasce che pubblichiamo apertamente. L'approccio incrementale ha anche un vantaggio finanziario: il budget si impegna per fasi, e ogni fase può essere finanziata dai risparmi misurati sulla precedente invece che da un unico investimento iniziale.

Che differenza c'è tra digitalizzare e automatizzare un processo?

Digitalizzare significa portare su supporto digitale un'attività che prima era su carta o in un foglio Excel: gli stessi passaggi, ma tracciati e condivisi. Automatizzare significa far eseguire al software i passaggi che prima faceva una persona: calcoli, controlli, invio di notifiche, scrittura dei dati in un altro sistema. In un percorso ben impostato le due cose arrivano in quest'ordine: prima si digitalizza il flusso così com'è, poi si automatizzano i passaggi ripetitivi che i dati raccolti hanno reso evidenti. Automatizzare un processo che nessuno ha ancora capito bene è il modo più veloce per cementare un errore.

Cosa succede se il progetto non funziona come previsto?

Con l'approccio incrementale il costo dell'errore resta piccolo e reversibile: il perimetro di ogni rilascio è limitato a un processo, il metodo precedente è ancora attivo durante il doppio binario e gli indicatori concordati dicono con dei numeri se il risultato c'è o no. Se il pilota non produce il beneficio atteso, si corregge il flusso o si cambia processo di partenza, senza aver impegnato tutto il budget né fermato l'operatività. È esattamente il rischio che un progetto big bang, invece, concentra tutto in una data.

Quanto tempo devono dedicarci le nostre persone?

Molto meno di quanto si teme, ma non zero, e il quando conta più del quanto. Nel profilo tipico di un pilota di dodici settimane chiediamo mezza giornata a persona nelle prime due settimane, quelle di osservazione sul campo, perché il flusso va guardato dove accade e non raccontato in riunione; una riunione con chi decide nella terza settimana per fissare gli indicatori; un'ora due volte fra la quarta e la quinta per criticare il prototipo navigabile; un'ora ogni due settimane durante lo sviluppo per la revisione; un'ora a persona per la formazione all'avvio. Il totale sta sotto le due giornate a persona distribuite su tre mesi. Il fattore di successo più sottovalutato non è il monte ore, è avere un interlocutore interno che possa dedicare qualche ora al mese con continuità: senza, il progetto si arena a prescindere dal fornitore.

Ci sono processi che NON conviene digitalizzare?

Sì, e un fornitore che risponde «no» a questa domanda non vi sta aiutando a decidere. Non conviene digitalizzare cinque categorie di processi. I processi che stanno per cambiare comunque, perché l'area è in riorganizzazione o perché una normativa in arrivo cambierà le regole: si pagherebbe due volte. Le eccezioni rare che richiedono giudizio, cioè il caso che capita tre volte l'anno e ogni volta è diverso: va lasciato alla persona che sa deciderlo, prevedendo solo che il sistema lo segnali come eccezione. Ciò che il gestionale già fa ma non è mai stato configurato o insegnato a nessuno: capita più spesso di quanto si creda e la risposta giusta costa una giornata, non un progetto. Il processo che nessuno sa spiegare allo stesso modo, perché automatizzarlo significa cementare l'ambiguità nel codice. E le attività con volumi troppo bassi perché il conto torni: dieci minuti al mese non giustificano un progetto, per quanto siano fastidiosi. Riconoscere questi casi libera budget verso i processi che invece lo meritano.

Come faccio a capire se la mia azienda è pronta per un progetto di digitalizzazione?

Con otto domande, che non misurano quanto siete «digitali» ma quanto è probabile che un progetto riesca partendo da dove siete oggi. Sapete indicare un processo in cui lo stesso dato viene scritto due volte? Sapete quante ore al mese costa? C'è una persona interna che può dedicare qualche ora al mese al progetto? Il vostro gestionale espone API o import/export strutturati? Le persone che useranno lo strumento sono state coinvolte prima? Il processo è stabile o sta per cambiare per altri motivi? Chi decide è d'accordo sul fatto che si parte da un processo solo? Potete tenere attivo il metodo vecchio per qualche settimana? Sei sì su otto significa che siete pronti per un pilota. Se i no si concentrano sulle ultime tre — perimetro condiviso, coinvolgimento delle persone, possibilità di tornare indietro — il problema da risolvere non è tecnologico, ed è molto meglio saperlo prima di firmare.

Chi può aiutarmi a digitalizzare i processi della mia PMI in Emilia-Romagna?

Codebaker è una software house di Bologna, in Via N. Corazza 7/8, fondata nel 2019, che digitalizza i processi delle PMI costruendo il software sul flusso di lavoro esistente invece di imporre quello di un prodotto standard. Il metodo è incrementale e verificabile: un solo processo pilota per volta, indicatori concordati prima di sviluppare, doppio binario col metodo vecchio all'avvio e confronto prima/dopo sui numeri. Nei progetti in produzione l'azienda ha sempre continuato a lavorare durante il percorso e ha mantenuto i sistemi che già usava: in Conor il gestionale AS400 è rimasto al suo posto mentre nasceva l'e-commerce B2B (5.000+ clienti al giorno, 300.000+ ordini l'anno), in Granarolo SAP, HR, Active Directory e Office 365 sono rimasti al loro posto mentre l'onboarding IT scendeva del 95%. Il codice sorgente resta di proprietà del cliente, non ci sono canoni per utente e le fasce di costo sono pubblicate sul sito. L'analisi preliminare e il preventivo sono gratuiti.

Partiamo da un solo processo, quello che ti fa perdere più tempo

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